Le sparate elettorali dell'assessore che vuol fare del Lazio un mattatoio a cielo aperto

Le sparate elettorali dell'assessore che vuol fare del Lazio un mattatoio a cielo aperto

Postato il 14 giugno 2016 11:12 da Cinghiale Contro

 

Da notizie di stampa (http://www.in20righe.it/cronaca/7114-nel-lazio-l-attivita-venatoria-puo-diventare-una-risorsa-assessore-hausman-vede-agricoltori-e-cacciatori.html), all’inizio di maggio l’assessore agricoltura caccia e pesca della regione Lazio, Carlo Hausmann, in un partecipato incontro con le associazioni dei cacciatori e degli agricoltori del Lazio, in piena campagna elettorale del PD per le elezioni a sindaco di Roma e a ridosso della consegna al presidente della regione Zingaretti della proposta del calendario per la caccia  a notizie di stampa, (quello in cui ogni anno si decide quando e a chi sparare che il presidente deve firmare), si è lasciato andare a interessanti  considerazioni, quasi delle illuminazioni, sul fatto che la caccia per la regione Lazio, ben lungi dall’essere un’attività regolata perché distrugge per il divertimento privato di qualcuno la vita di individui che sono un patrimonio di tutti i cittadini, debba essere considerata una risorsa economica!!! Una risorsa economica??  Ciò significa che nell’animo dell’assessore alberga la geniale idea di fare delle campagne della regione un mattatoio a cielo aperto dove i cacciatori possono uccidere e poi vendere gli animali per profitto personale a supermercati e ristoranti, costituendo così una “filiera” (sic) dal “produttore” al consumatore. Le filiere però, una volta avviate generano la loro stessa domanda in modo stabile e permanente, non solo nei periodi di caccia, ma durante tutto l’anno: e per soddisfarla la regione quindi si vedrà ben presto costretta a consentire la “caccia-risorsa” in tutti i mesi dell’anno. Alternativamente, nei periodi in cui i prefetti gli diranno che, come dice la legge nazionale, la caccia va per forza chiusa (tipo d’estate, che se no ammazzano anche i turisti), per consentire i costanti  approvvigionamenti dei supermercati, l’assessore si accorgerà, guarda caso, che , in alcuni posti da lui decisi, ora qui, ora là, gli animali sono in sovrannumero così da poter decretare misure d’urgenza per il loro contenimento. Infatti in quel che c’è di genio negli aspetti operativi dell’idea che la stampa ha attribuito all’assessore  – ma confermata anche da lui attraverso un programma di controllo annuale della fauna stilato a metà maggio e che ha proposto quale delibera all’assemblea regionale - è dire che gli animali (cani vaganti compresi!) sono troppi e stanno effettivamente recando gravi danni all’agricoltura della Regione, facendo scattare quelle previsioni di legge “eccezionali” che (subordinatamente all’aver tentato di allontanare gli animali con metodi dissuasivi e incruenti, che l’assessore si guarda però bene dal ricordare e, figuriamoci, dall’attuare) consentono di ucciderli ovunque (anche nelle zone protette) e in ogni periodo dell’anno, proprio come fanno i bracconieri e i cacciatori di frodo commettendo reati penali (ma, al solito, quando ci sono le istituzioni dello Stato a comportarsi “fuori dalle regole”, si fanno subito due pesi e due misure).  Epperò l’assessore i dati sulla numerosità delle popolazioni degli animali selvatici e sui danni effettivi da loro provocati non li ha e non li dà, ma fa capire che la regione spende parecchio per indennizzare gli agricoltori, soprattutto per colpa dei cinghiali, e che occorre addirittura “inserire l’attività venatoria nella gestione delle aziende agricole”. Dalle sue parole, dovremmo quindi immaginare uno scenario in cui gli indennizzi della regione, le cui povere casse sono svuotate dalla crisi economica,  non sono sufficienti a risarcire del tutto gli agricoltori per le immense perdite subite dai loro raccolti per colpa degli animali, e così i contadini si trovano obbligati a uccidere e vendere a fette gli animali selvatici che riescono a catturare per tentare di sbarcare il lunario e proteggere i loro campi devastati. Insomma sembrerebbe che i cinghiali e gli altri animali selvatici, da soli, stiano mettendo in ginocchio l’agricoltura del Lazio tanto da richiedere di procedere alla diminuzione del loro numero d’urgenza e a fucilate, pena la distruzione totale di questo settore dell’economia regionale. Adesso, seppure il racconto possa sembrare suggestivo (quasi un “Cinghiali” di Hitchcock) e giustificare il ricorso a rimedi estremi, a ben rifletterci l’ipotesi di un assedio degli animali ai contadini della Regione fa piuttosto ridere (se non fosse tragica negli esiti) e risulta difficilmente credibile. Se però restano dei dubbi, uno, senza manco sforzarsi tanto, può guardarsi i dati sull’economia regionale più a portata di mano, ad esempio quelli di infoCamere-Movimprese, relativi alla dinamica di apertura/chiusura delle imprese nel Lazio, e vedrebbe che il settore agricolo tra il 2014 e il primo semestre 2015 non mostra rapporti di apertura/chiusura di aziende significativamente diversi da quelli di altri settori (industria, costruzioni, trasporti, ecc.): per cui, oltre alla crisi che colpisce tutti i settori produttivi indiscriminatamente, facendo chiudere più aziende di quelle che aprono, non sembra esserci all’opera un “fattore cinghiale” che penalizza più severamente il settore agricolo, come una piaga egizia, rispetto agli altri. Dai dati Istat inoltre risulta che  le esportazioni dei prodotti agricoli regionali sono in aumento del 16%  nel 2015 (dopo un più modesto aumento del 5,7% del 2014), e che quindi i cinghiali non starebbero mangiandosi tutti gli ortaggi, che se no non potrebbero essere esportati in quantità crescente. Tra il 2012 e il 2014 inoltre l’occupazione agricola nel Lazio è in continuo aumento (con un raddoppio del ritmo nel 2014, al 16%), una dinamica non proprio da settore in crisi (fonte Istat). Insomma gli interventi eccezionali richiesti dall’assessore a fronte di una profonda crisi economica dell’agricoltura della regione causata dagli animali , che sola potrebbe consentire il far-west venatorio nel Lazio richiesto a gran voce, sembrano del tutto campati in aria, a fronte di un settore in discreta salute che vende e produce e che non richiede un aumento dei guadagni dell’agricoltore impoverito a spese degli animali e di chi reclama una natura non violentata dai fucili e un rapporto sereno tra le specie che vivono sul nostro territorio (umani e animali), anche come un bene proprio. Un ambiente dove vivono gli animali selvatici è un ambiente salubre, di cui si avvantaggia anche il settore agricolo che deve convivere pacificamente con tutte le specie che ne compongono la biocenosi e che ne costituiscono la ricchezza. Piuttosto è l’assessore Hausmann che cade molto facilmente in contraddizioni operative: nel cennato Programma di controllo annuale della fauna che vuol fare a breve deliberare dalla giunta regionale, ha inserito, tra le specie che possono arrecare danni all’agricoltura, anche i fagiani, rei, a suo avviso, di becchettare le colture. Epperò il 30 maggio scorso ha consentito per i territori di Tolfa, Allumiere e Civitavecchia il rilascio per ripopolamento di 300 fagianotti, cui far sparare alla riapertura della caccia a ottobre prossimo, in barba ai danni che, secondo quanto stabilito dall’assessorato stesso,  faranno agli agricoltori fino ad allora. Eh Carlo Hausmann, con questo cognome quasi da urbanista parigino (che per far carriera non esitò a demolire la casa in cui era nato), speriamo che queste tue idee confidate e condivise con i cacciatori e gli agricoltori del Lazio, siano soltanto una “boutade” elettorale, che a ragionarci meglio pure gli agricoltori che vuoi snaturare si potrebbero arrabbiare! Che mattacchione che sei, però anche bugiardo a quel che sembra, e proprio per questo  se potessi votare, il 19 giugno al ballottaggio del comune di Roma, grazie a te, mi asterrei decisamente dal sostenere le forze politiche di cui sei espressione;  e vedrai che a fare così ci penseranno in tanti, ti assicuro, più di quanti sono i cacciatori amici tuoi. E questo è essere una pessima “risorsa” per il PD e per il tuo presidente della regione Lazio.

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