16° presidio NOmattatoio: il resoconto

Resoconto del 16° presidio NOmattatoio a Roma

Postato il 30 marzo 2016 15:53 da Rita Ciatti e Eloise Cotronei

 

GRATTACIELI

Miglia e miglia
di orizzontali sbarre metalliche arrugginite,
piani su piani su ulteriori innumerevoli piani
di maleodoranti brulicanti depositi,
bulloni, cerchioni, usura da chilometri di viaggio
di ruote enormi come Giove
di cui a stento intravedo il limite.

M'addolora il non riconoscermi
nel maiale paurosamente ingrassato,
nell'agnello di poco più di un mese,
nel vitello strappato alle cure materne.
M'addolora il non rivedermi
nel pulcino neonato e tritato,
nella mucca ingravidata di continuo,
nel cavallo inerte in un lago di sangue.

M'addolora il sentirmi formica
al cospetto di un piede umano
che, inesorabile, calpesta.

E' l'epoca delle rivoluzioni architettoniche.
Grattacieli mobili.

Danilo Gatto

 

Il sabato prima di Pasqua siamo tornati in prossimità del mattatoio di Roma per il sedicesimo mese consecutivo.

Il clima mite della primavera alla porte non ha certo addolcito quello che è stato uno dei presidi emotivamente più pesanti da quando abbiamo dato inizio alla campagna.

Sapevamo che in quei giorni di aumentata mattanza avremmo visto entrare più camion pieni di animali, ma non si è mai abbastanza preparati allo spettacolo della violenza su esseri inermi e maltrattati fino all’inverosimile.

Il passaggio di un aberrante tir a quattro piani stracolmo di corpi ammassati dovrebbe risvegliarci dal torpore e riportarci alla realtà, ossia alla comprensione dell’orrore che siamo stati capaci di produrre nei secoli, e invece, tra le macchine in coda, completamente a proprio agio nella follia collettiva in cui è stato immerso sin dalla nascita, c’è stato anche chi si è lamentato per aver perso due secondi del proprio tempo, incapace di arrivare a fare quella piccola, ma fondamentale, riflessione in più: ossia che davanti a lui c’erano centinaia di individui che stavano andando a perdere la vita... altro che secondi!

Per fortuna le persone che si prodigano in commenti imbarazzanti (imbarazzanti per loro in quanto ne mettono a nudo la pochezza d’animo) di fronte alle nostre proteste mensili sono davvero poche e quasi sempre si tratta di individui che hanno evidenti interessi (lavoratori dei mattatoi, allevatori e simili).

Quello che accade invece più di frequente è che abbassino lo sguardo in segno di rassegnazione, ammissione e, chissà, forse vergogna.

Siamo sempre più convinti che sia importante continuare a informare la collettività sulle pratiche di violenza istituzionalizzata considerate normali e necessarie dalla società del dominio da cui siamo stati formati, nonché documentare con video e foto le condizioni degli animali che vengono deportati nei mattatoi dopo una non-vita trascorsa come schiavi al servizio della nostra specie.

Perché è importante mostrare agli altri che noi, negli animali che stanno andando al macello, vediamo individui e non merce? Perché possediamo i neuroni specchio e il nostro sguardo inedito può essere seguito da altri che fino a quel momento non erano riusciti a vederli come tali.

Avete presente quando ci si commuove nel vedere che un’altra persona sta piangendo di gioia? Quel sentimento che per un attimo ci fa immedesimare nella felicità altrui e ci fa provare la stessa forte commozione? Ecco, questo meccanismo non accade solo per gli eventi belli, ma anche per quelli tristi. I neuroni specchio ci permettono di immedesimarci nell’altro e di farci provare le stesse identiche emozioni.

Così, alla vista di noi attivisti che negli animali deportati al macello sappiamo riconoscere una delle maggiori ingiustizie della nostra società, altre persone avranno la stessa dolorosa epifania e negli occhi di quelle creature vedranno riflessa la follia criminosa della loro schiavitù.

Cogliamo altresì l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti ai presidi NOmattatoio, in particolare tutti coloro provenienti da altre città che ogni volta spendono tempo e percorrono chilometri per essere presenti. Un grazie a Daniela che è venuta da Bologna e a tutte le persone nuove che sono venute a conoscenza della campagna e che decidono di unirsi.

Sembra quasi impossibile, eppure, a distanza di oltre un anno, abbiamo una presenza stabile di quasi un centinaio di partecipanti, il che, per una manifestazione statica e che per di più si ripete di mese in mese, è davvero tanto. Inoltre si stanno unendo altre città (da maggio ci sarà Firenze) e stiamo cercando di unire i nostri sforzi con quelli di altre realtà in altri paesi; a tal proposito, sabato prossimo, il 2 aprile, in contemporanea con tutte le città che hanno aderito a NOmattatoio, ci saranno eventi similari in prossimità dei mattatoi anche in diverse città della Germania e in Canada (Toronto Pig Save, che ha poi dato origine a The Save Movement, cui siamo debitori in termini di idea di andare a documentare la schiavitù animale nel momento in cui arriva alla destinazione ultima del mattatoio, ci sosterrà dall’altra parte del mondo: un filo invisibile ci lega e rende più efficaci i nostri sforzi per gli animali).

Ci preme ringraziare gli attivisti anche per un’altra ragione: sappiamo che non è facile assistere all’arrivo dei camion sapendo che non si può fare niente per mettere in salvo quegli individui. Sappiamo quanto sarebbe facile sfogare la propria rabbia e frustrazione inveendo contro i conducenti dei tir o contro i macellai. E invece tutte le nostre energie rimangono sempre concentrate sull’unico obiettivo di documentare, informare, far conoscere e, quando possibile, porgere una carezza a quei corpi martoriati e già annientati nello spirito, ancor prima che nella carne. Ancor prima che diventino quella che, con una consuetudine linguistica viene eufemisticamente chiamata "carne"- termine che allude senza dire, che nomina senza avvicinarsi alla realtà -, ossia un prodotto, un alimento, un qualcosa che si acquista banalmente al supermercato e da cui è stato rimosso ogni riferimento all'individuo che un tempo è stato.

Nessun protagonismo. Non siamo là per noi stessi, ma solo prestiamo i nostri corpi per rendere visibili quelli di tutti gli altri che altrimenti morirebbero nell’invisibilità totale.

Rendiamo visibili gli invisibili è il nostro slogan, non a caso. Perché un’ingiustizia si può combattare solo quando sarà riconosciuta da molti come tale. Siamo ancora ben lontani dall’obiettivo ultimo, ma ogni viaggio, per lungo che sia, comincia con un primo singolo passo.

Vi aspettiamo sabato prossimo!

 

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