15° presidio NOmattatoio: il resoconto

Resoconto del 15° presidio davanti al mattatoio di Roma

Postato il 28 febbraio 2016 16:34 da Rita Ciatti e Eloise Cotronei

CORPI

Non la pioggia fitta,
non la grandine,
non la tempesta.

Non la derisione,
non i divieti,
non la violenza.

Non le lacrime,
non la rassegnazione,
non i muri.

Corpi vivi
in strada
per corpi morti
a pezzi.

Danilo Gatto

 Mese dopo mese, con impegno e sacrificio, siamo giunti al quindicesimo presidio della campagna NOmattatoio che si è tenuto ieri, 27 febbraio.

Un presidio parecchio partecipato, con persone venute appositamente da altre regioni d’Italia, compreso il gruppo della Marche/Abruzzo che ci è venuto a trovare per la seconda volta (e di cui speriamo poter ricambiare presto la visita, anche per accrescere la collaborazione e parlare dei tanti progetti in corso). Ringraziamo in particolare Debora, una ragazza venuta dalla Calabria e che ha viaggiato tutta la notte per poter essere sul posto la mattina presto.

Il tempo non è stato dei migliori, c’era freddo e pioggia, ma così come nessuna condizione meteorologica ferma la catena di smontaggio dei corpi animali, crediamo che sia nostro dovere essere comunque su strada, nonostante il disagio. E poi, come ha detto l’attivista Marco, cosa vuoi che siano due gocce di pioggia a fronte dei fiumi di sangue che scorrono nei mattatoi? Ringraziamo quindi a maggior ragione e ancora di più tutte le persone presenti che non si sono lasciate intimorire dal maltempo.

Sappiamo che certe volte non è facile. Il punto è che ci siamo scelti una battaglia difficile, la più difficile di tutte perché l'ingiustizia che combatte non viene nemmeno riconosciuta come tale. Una battaglia di cui probabilmente non vedremo mai la fine. Ma quel che è peggio è che, se anche avessimo la certezza che comunque un giorno lo sfruttamento degli animali finirà, niente e nessuno potrà ridare la vita a quei maiali che abbiamo visto passare ieri. Né a loro e né a tutti gli altri di cui abbiamo a malapena incrociato lo sguardo nei mesi scorsi.

Sì, ieri è stato un altro di quei presidi in cui abbiamo visto passare un camion di individui deportati al macello. Individui rassegnati, sottomessi, visibilmente sofferenti e feriti per le percosse ricevute, immersi nei loro stessi escrementi, con gli sguardi pieni di angoscia e terrore. Individui che nel corso della loro breve esistenza, trascorsa dentro un capannone affollato e senza mai vedere la luce del sole, hanno conosciuto solo brutalità. Individui che scenderanno spinti a forza da quel camion per andare a morire. 
Ed è per tutti loro che continuiamo ogni mese. Vogliamo capire, vedere, documentare, narrare. Consapevoli che se anche non riusciremo a fermare questa enorme ingiustizia, almeno avremo provato a raccontarla a tutti. Difficile descrivere cosa si prova in quei momenti. Vergogna, impotenza, frustrazione, rabbia, dolore. Ma anche determinazione nel continuare la lotta, certezza di volerci almeno provare a cambiare le cose.

Le persone che iniziano a opporsi allo sfruttamento animale stanno aumentando. Certo, non tutte sono magari sin da subito consapevoli di tutte le dinamiche socio-politiche che ci sono dietro, ma intanto un primo guizzo di indignazione è già qualcosa che fa vacillare il castello di mezogne abitato fino a quel momento.

E qualcosa si smuove anche tra gli addetti al lavoro. Ieri un’attivista, Monica, è riuscita a scambiare due parole con il conducente del camion che de-portava i maiali. Era un ragazzo, una persona giovane e le ha detto che giusto il giorno prima aveva inviato otto curriculum alla ricerca di un nuovo lavoro, ché quello non voleva più farlo. Ha ammesso di provare dispiacere per tutte quelle creature che stava trasportando e che stavano andando a morire.

Le persone, come dice Melanie Joy, non sono cattive. Le persone amano gli animali, non vogliono che siano maltrattati. Purtroppo ci sono tanti motivi che impediscono che esse prendano pienamente coscienza di quanto accade nei mattatoi e dentro gli allevamenti.

Come abbiamo sempre detto, questi campi di morte, veri e propri lager, pur essendo ovunque intorno a noi, sono comunque invisibili. Invisibili a doppio titolo: uno, perché sono edifici dalla struttura anonima, situati lontani dai centri abitati e spesso identificati solo dal numero civico o dal nome dell’azienza che li gestisce. Nomi che fanno pensare a un’azienda come tante, ma che certo non suggeriscono l’idea della mattanza quotidiana che avviene al loro interno; invisibili poi perché, anche se potremmo vederli, non li vediamo veramente. Non ci soffermiamo sulla loro realtà, sul senso della loro esistenza e su quanto c’è dietro. E, se anche lo facciamo, subito le reazioni di difesa psicologica - individuali e sociali, quali rimozione, negazione, dissociazione cognitiva - ci vengono in soccorso per tranquillizzarci e suggerirci che va tutto bene, che non c’è nulla di male o di sbagliato in tutto ciò.

Passano i camion di animali davanti ai nostri occhi e non li vediamo. Incrociamo gli sguardi di vittime disperate e non sappiamo immedesimarci nel loro dolore. Tutto è rimosso, distorto, negato, coperto da una coltre culturale che grazie a una fitta trama di giustificazioni e menzogne, lo rende invisibile.

Ma lo scopo della campagna NOmattatoio è proprio questo, lottare contro tutto ciò. Lottare per far sì che quella carezza che riusciamo talvolta a dare di sfuggita a questi individui invisibili, possa per un attimo aprirci alla percezione inedita dell’immane ingiustizia di cui sono vittime.

Per questo ci avviciniamo a loro, li accarezziamo e gli sussuriamo parole di conforto. Perché vogliamo dire a tutti che sono individui e non oggetti e a un individuo che sta andando a morire ingiustamente, si cerca almeno di dare sostegno, di fargli sentire che non è solo, che non è invisibile, che non se ne andrà nell’indifferenza più totale.

Vogliamo spostare la percezione che la società ha degli animali non umani e non possiamo che farlo portando i nostri corpi vivi su strada. Corpi vivi per corpi morti a pezzi, come si dice nella poesia riportata in epigrafe.

Vi aspettiamo al prossimo presidio che si terrà il 19 marzo, di mattina, orario da concordare. Inoltre, ad aprile, parteciperemo a un evento in contemporanea con altri gruppi della Germania e del Canada.

Ancora grazie a tutti.

 

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