13° presidio NOmattatoio: resoconto

Resoconto del 13° presidio al mattatoio di Roma

Postato il 03 gennaio 2016 13:39 da Rita Ciatti e Eloise Cotronei

Sabato 12 dicembre si è tenuto l’ultimo presidio del 2015 di questa campagna che si protrae a cadenze regolari da un anno e che intendiamo portare avanti con ancora più determinazione e impegno.

In questa giornata abbiamo avuto una partecipazione che si è avvicinata di molto ai picchi raggiunti durante alcuni mesi: eravamo infatti più di una sessantina, tra cui anche bambini, di varie età, accompagnati ovviamente dalle loro famiglie. Facendo un po’ il punto della situazione, non possiamo che essere soddisfatti dell’andamento della campagna che da locale che era – ricordiamo che è nata a Roma – ha visto l’aderire nel corso dell’anno di altre regioni: attualmente vengono organizzati presidi nei pressi dei mattatoio e banchetti informativi in punti strategici delle varie città anche in Lombardia, Liguria, Toscana, Marche e Abruzzo e a breve ne aderiranno altre. Nel corso dell’anno inoltre abbiamo partecipato a diversi festival antispecisti in cui abbiamo potuto presentare la campagna, spiegandone contenuti, obiettivi e modalità.

Ribadiamo che la sistematicità e regolarità con cui abbiamo deciso di condurre la campagna non ha lo scopo di far chiudere il singolo mattatoio, ma di mettere in luce - simbolicamente e materialmente, con la nostra presenza - la violenza normalizzata e istituzionalizzata che avviene dentro luoghi tenuto appositamente lontani e all’oscuro dalla collettività.

Sabato 12 dicembre, come di consueto, abbiamo letto estratti da investigazioni sotto copertura e ribadito concetti e pensieri che ci sembrano fondamentali per la lotta di liberazione animale.

Ad esempio si è detto che il veganismo non può essere considerato un punto di arrivo, né il fine ultimo, ma semmai un punto d’inizio, nonché testimonianza individuale di una maniera nonviolenta di stare al mondo che è possibile attuare, singolarmente, sin da subito. Ma se tanti singoli uniti da un medesimo ideale non si uniscono, non è come se disperdessero le loro energie e forze? Ferma restando la comunanza degli obiettivi e modalità, non sarebbe meglio unire le nostre voci affinché, da isolate che siano, possano diventare più autorevoli e risonanti?

Ci fa restare a volte un po’ perplessi la consapevolezza del fatto che il numero dei vegani in Italia e nel mondo sia in aumento, ma che il numero di attivisti si mantenga in genere stabile. Vero che nell’attivismo si verifica spesso un cambio generazionale e che la vita dell’attivista medio si attesta sui tre, quattro anni al massimo - per varie ragioni, in primis il fatto che lottare contro lo sfruttamento degli animali è una battaglia emotivamente pesante e molto frustrante perché i risultati sono lontani nel tempo e le singole battaglie sono sempre accompagnate da impotenza e sensazione di non fare abbastanza - purtuttavia, credo che ci sia proprio un fraintendimento di fondo.

Si pensa, non di rado, che fare attivismo non sia per tutti o che comporti chissà quale impegno e fatica. Noi crediamo invece che destinare qualche ora a chi viene massacrato senza tregua sia in fondo una piccola cosa alla portata di tutti. In particolare, per quanto riguarda NOmattatoio, abbiamo sempre detto che non serve essere “attivisti navigati” o con chissà quale esperienza, ma che anzi, tutti sono i benvenuti, singoli cittadini e persone che pure non hanno mai fatto attivismo di alcun genere e questo proprio perché il messaggio che vorremmo mandare all’esterno è che non vorremmo dividere le lotte contro le ingiustizie in comparti stagni, ossia far credere che per lottare contro il dominio e lo schiavitù di individui senzienti si debba per forza definirsi animalisti; ma che tutti possiamo farlo, tutti a un certo punto possiamo alzare le nostre teste in segno di protesta e dire: “no, basta, io non ci sto più!”. Ed è proprio quando maggiormente la stanchezza, soprattutto mentale, si fa sentire che invece dovremmo concentrarci e ricordarci che gli animali non umani purtroppo non hanno che noi a rappresentare il loro dolore e tutta l’enorme ingiustizia della loro condizione. Essi si ribellano talvolta al dominio  - frequenti i casi in cui singoli individui provano a evadare dai vari luoghi di prigionia - ma non sono in grado di organizzarsi in maniera sistematica per mettere in atto battaglie finalizzate al compimento della loro liberazione. Il linguaggio del Potere rende vane le loro urla e inutili i loro tentativi di ribellioni. Ed è per questo che spetta a noi amplificare le loro voci e dare visibilità - attraverso i nostri - ai loro corpi martoriati, violentati, trasformati in prodotti. Per questo crediamo sia importante esserci ogni mese, fare massa, portare i nostri corpi su strada, raccontare, informare, rendere visibile ciò che è tenuto nascosto e rimosso dagli occhi e dalle coscienze.

Abbiamo salutato l’ultimo presidio dell’anno seguendo con lo sguardo, come già altre volte, un camion con rimorchio carico di splendidi cavalli: animali maestosi, intelligenti, affettuosi eppure trattati come cose, mere risorse rinnovabili e riproducibili all’infinito per soddisfare una società sempre più basata sul solo profitto e avida del sangue e del sudore di tutti coloro che vengono costantemente fiaccati, ridotti all’impotenza, soffocati in ogni slancio vitale: animali non umani e anche umani.

Ci auguriamo che questo nuovo anno sia sempre più proficuo di obiettivi raggiunti e risultati e che la meta della liberazione animale si avvicini un pochino di più al nostro orizzonte.

Il prossimo presidio, il 14°, si terrà il 16 gennaio e avverrà in contemporanea con quello in Lombardia. 

Seguiteci, diffondete, unitevi a noi, non smettete di essere la voce di chi non viene ascoltato.

 

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