NO alla macellazione dei cinghiali di Decima Malafede

Facciamo il punto sul piano di cattura dei cinghiali messo in atto da Romanatura nella riserva di Decima Malafede in questi giorni

Postato il 30 ottobre 2015 11:22 da Cinghiale Contro

Tra il 15 e il 29 ottobre l’ente Romanatura che gestisce per conto della Regione Lazio le oasi protette del Comune di Roma ha decretato e avviato la cattura tramite trappole mobili dei cinghiali che vivono nella Riserva di Decima Malafede, stimati (improvvisamente) in sovrannumero.

Gli ultimi sfortunati cinghiali catturati verranno portati via sabato prossimo per essere avviati, insieme agli altri, ad un macello di fauna selvatica di Narni, la 3DP Carni srl, l’unica ditta che ha risposto e che si è aggiudicata il bando di gara emanato a giugno dalla stessa Romanatura per appaltare il servizio. Dall’operazione Romanatura guadagnerà un tanto al chilo (da stabilire contrattualmente) del peso vivo dei cinghiali e la 3DP Carni srl a sua volta intascherà il prezzo di vendita che praticherà ai suoi clienti. Un altro soggetto che avrà il suo diretto tornaconto è la Cooperativa Sociale Agricoltura Nuova, una azienda che sorge all’interno della riserva e che accoglierà nelle sue proprietà le trappole per i cinghiali e “coadiuverà” l’ente parco alla rimozione degli animali catturati e al loro trasferimento (presumibilmente in stabulari temporanei non meglio specificati, in attesa del prelievo da parte del mattatoio umbro). A compensazione di tali attività la cooperativa godrà dell’”utilizzo” dei capi catturati (quindi forse i soldi pagati dalla 3DP al Romanatura se li intascherà lei). Il programma prevede la cattura di 120-250 cinghiali all’anno per 2 anni; dopo di sabato, le operazioni riprenderanno a marzo 2016 e si protrarranno fino a ottobre prossimo, con lo scopo dichiarato non di contenere la popolazione di cinghiali nel lungo termine, quanto di ridurre i danni alle “attività sensibili” attraverso una riduzione locale e stagionale del numero degli animali. 

Questo lungimirante programma è stato deciso dal neo direttore di Romanatura, il biologo Daniele Badaloni , figlio di Piero (ex-presidente della Regione Lazio negli anni ’90 e giornalista Rai), nominato lo scorso anno direttamente dal presidente del Lazio Zingaretti. Badaloni appare quindi particolarmente preoccupato dal numero di cinghiali in eccesso. In eccesso rispetto a cosa poi non si capisce bene : una indagine commissionata dallo stesso ente parco, riporta nel 2011 una popolazione stimata di cinghiali nella Riserva di 246 individui; quindi , se la popolazione fosse stazionaria, un programma che prevede l’uccisione di 250 capi l’anno ne determinerebbe lo sterminio! E difatti, nelle determinazioni dell’ente parco che decretano le catture e le macellazioni, manca un censimento della popolazione dei cinghiali, che potrà pure essere aumentata, ma non è noto di quanto. Peraltro le misurazioni vengono effettuate prevalentemente col metodo del “faecal count”, ovvero contando le deiezioni su campioni di territorio e stimando il numero di animali che le producono, un metodo di calcolo senz’altro falsificabile (basta aggiungere cacca e la popolazione lievita fino a quanto desiderato). Un altro metodo per stimare l’eccesso di animali rispetto alla loro “sostenibilità” sul territorio è la conta dei “danni” da loro provocati (ci mettono la firma?), un’altra modalità facilmente (e convenientemente, per i rimborsi che genera) manipolabile. Sostenibilità, quindi, valutata solo sulla base delle esigenze delle aziende insediate nella Riserva, quelle che “utilizzano” il parco per i loro interessi e che, ogni tanto capita, costruiscono qua e là un nuovo capannone, ampliano qualche recinzione, abbattono macchia e piccola vegetazione, e quindi sottraggono habitat agli animali (e natura ai cittadini). In ogni caso il giovane manager biologo non ha avuto dubbi: a fronte dei presunti 33.000 euro l’anno di danni causati dai cinghiali “calcolati” tra il 1998 e il 2012, e con la legge dalla sua parte che ne prevede la possibilità, ha dato il via al piano di cattura, macellazione e vendita dei cinghiali della riserva. Non appare essere stata presa in considerazione alcuna altra ipotesi: oltre la “difficile” sterilizzazione (così definita dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ISPRA - un ente di ricerca ministeriale che fornisce i pareri alle Regioni anche sulla caccia e sulla “gestione” della fauna selvatica, che ritiene che la sterilizzazione in natura è “rischiosa” per i cinghiali che potrebbero avere un decorso “faticoso”), non è stato nemmeno contemplato il trasferimento altrove degli animali che, una volta catturati, dovrebbe risultare agevole (comunque senz’altro possibile su un qualsiasi percorso che copre almeno la distanza tra Decima e Narni). Né il biologo ha considerato (non sembra essere un luminare nella sua materia) che incidere a casaccio sulla struttura per età della popolazione dei cinghiali selvatici, uccidendoli e dotando i superstiti improvvisamente di più ampi spazi vitali disponibili, comporta sempre una maggiore fertilità degli stessi che tendono a riportare rapidamente il loro numero al di sopra del livello di partenza, onde più che compensare le morti con le nuove nascite.

Ma che problema c’è? Il parco semmai intensificherà gli abbattimenti e le vendite in un circolo “virtuoso” per le sue tasche, fino anche ad arrivare, come pure prevede la regolamentazione in casi di urgenza, all’uso delle armi da fuoco, aprendo praticamente alla caccia le aree protette del Lazio.

Considerata la trafila di affari e di favori che la cattura e la macellazione dei cinghiali della riserva genera (dai soldi ricavati direttamente, dalla vittoria di un bando di gara verosimilmente ritagliato ad hoc per l’unico partecipante, al consenso politico per il direttore del parco rampollo del generone politico romano, alle prospettive per un sempre più intenso sfruttamento delle risorse animali ed ambientali della riserva) ogni controdeduzione sull’assoluta necessità e sulla realistica mancanza di alternative all’abbattimento costituisce solo un pretesto strumentale per avallare il rafforzamento dell’attuale potere politico e economico in Regione mascherato da buona gestione ambientale. I soliti facili arricchimenti, quindi, fatti alle spalle dei cittadini inconsapevoli, trattando il bene pubblico come una risorsa propria: politici e amministratori pare proprio non sappiano fare altro.

Ma qui non sono le solite malversazioni che rilevano. Quello che rileva è la nessuna considerazione per il vivente che è l’unica vera vittima della squallida compravendita di favori imbastita dai vari poteri e interessi: la vita stessa degli animali, concepita come cosa di cui disporre per i propri scopi personali, che travalicano violentemente ogni concetto di tutela e protezione che almeno i parchi dovrebbero garantire, nella cui ricchezza di relazione e di diversità, patrimonio unico e non riproducibile, diventa invece possibile affondare le mani e i coltelli, senza alcuna volontà di ripristinare equilibri duraturi, in nome di una bugiarda necessità ed urgenza. Gli animali vivono per loro stessi, le loro popolazioni appartengono a loro e ai territori che li accolgono, che sono la loro nazione.

E queste nazioni sono anche le nostre, se ci sentiamo cittadini liberi e animali tra gli animali.

E se la rapina animale e ambientale riprenderà a marzo prossimo, l’opposizione nostra e dei cinghiali di Decima Malafede a Daniele Badaloni occorrerà ribadirla.

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