9° presidio NOmattatoio: il resoconto

Resoconto del 9° presidio al mattatoio di Roma del 29 agosto 2015

Postato il 04 settembre 2015 12:17 da Rita e Eloise

Italia, posto di confine di Gorizia, 4 marzo

Il puledro bruno è sull’automezzo
da 21 ore.
Quando gli altri 29 cavalli vengono scaricati,
cerca disperatamente di alzarsi.
Farebbe di tutto pur di non restare indietro solo.
Con gran fatica si tira su.
Zoppicando su tre zampe scende la rampa di carico dell’automezzo.
E subito ripiomba a terra.
L’arto posteriore sinistro si piega con una strana angolatura verso l’alto.
Tenuto solo da un paio di muscoli e dalla pelle.

Julia impedisce che il trasporto prosegua verso l’Italia del sud e chiede che Valentino venga immediatamente abbattuto.

Arriva un operaio.
Fa partire il colpo che stordisce l’animale.
Squilla il suo cellulare.
L’operaio risponde, inizia una vivace discussione.
Trascorre troppo tempo fra lo stordimento e la morte.
Il puledro bruno sta ormai lottando con la morte, è in agonia.
L’operaio continua la sua telefonata.
Per lui la morte di un cavallo non costituisce un evento importante.
Interferisce solo con la normale routine del posto di confine.
Qui la vita di Valentino non vale nulla.

Veramente nulla?

Julia si inginocchia nella polvere dietro l’inceneritore,
accanto al puledro morto proveniente dalla Romania.
Accarezza il ricciolo che ha sulla fronte fra gli occhi senza vita.
Poi drizza con cura l’arto posteriore fratturato e lo adagia accanto a quello buono.
Buon viaggio. Valentino, sussurra.

 

Questa testimonianza è tratta dal libro “Con gli occhi dell’amore” di Christa Blanke, fondatrice di Animals' Angels, un’associazione che si occupa di accompagnare gli animali durante i viaggi dall’allevamento al mattatoio, spesso da Stato a Stato e lunghi giorni interi. Lo fanno per donare un minimo di conforto – acqua, cibo, ma anche carezze e cure di primo soccorso – e per chiedere alle autorità veterinarie locali di intervenire quando ci sono individui feriti e incapaci di sopportare oltre il viaggio.

Come abbiamo detto tante volte, può sembrare inutile assistere così gli animali che stanno andando al macello, eppure è un qualcosa che porta a sguardi inediti sul reale e sulla considerazione che la società ha degli animali non umani. Nel momento in cui coloro che vengono considerati solo merce, diventano  qualcuno e vengono trattati come qualcuno, si apre la possibilità di una messa in discussione del reale.

Per questo anche noi andiamo davanti al mattatoio ogni mese: per dire che è in atto un’ingiustizia di gigantesche proporzioni contro individui.

Di recente un addetto al mattatoio di Roma ha rilasciato un breve comunicato in cui ha affermato che  il mattatoio non sarebbe un campo di morte, ma un’industria (sic!). Ecco, solo se si è incapaci di riconoscere negli animali umani il loro essere individui senzienti, allora li si potrà considerare meri pezzi di ricambio e pensare che un luogo dove essere viventi vengono smembrati possa essere paragonabile a un'industria qualsiasi. Le parole però ingannano e attraverso di esse, se non stiamo attenti, si falsifica la realtà. Del resto anche i Nazisti chiamavano i campi di concentramento "campi di lavoro", ma non per questo l'orrore era meno orrore. Anche le recenti guerre sono state chiamate "missioni di pace", ma dietro la semantica a volte ingannevole la realtà fa sempre capolino. Per chi la sa riconoscere. E dunque, come possiamo non riconoscere nel mattatoio il luogo di morte che realmente è?

Ed è questa la sfida dell’antispecismo, di cui ci facciamo semplici divulgatori: lottare contro la discriminazione di specie basata sul dominio.

Questo e altri brani tratti dal libro della Blanke abbiamo letto durante il nono presidio del 29 agosto 2015 e poi, come già altre volte, abbiamo letto testimonianze di chi dentro i mattatoi ci ha lavorato (veterinari, addetti, investigatori sotto copertura) e spiegato ai passanti cosa stiamo facendo e perché.

Ci fa piacere vedere che ai presidi partecipano sempre volti nuovi, persone che vengono a sapere della campagna attraverso svariate fonti, un passaparola, un post su Facebook, un volantino. Sabato scorso si è presentata una donna molto gentile accompagnata da un’amica, non vegana, portata apposta affinché “fosse informata e sensibilizzata”. Ecco, ci fa veramente piacere che sia stata presente, che abbia visto e ascoltato e anche che, partecipando in prima persone a un presidio, abbia capito il senso del nostro attivismo. Alla fine, quando ci siamo fatti la foto di gruppo (ormai di rito, una piccola frivolezza che ci concediamo per darci forza e coraggio e dirci che anche stavolta abbiamo provato a fare qualcosa), è rimasta in disparte, forse perché in imbarazzo per il suo non essere vegana. L’abbiamo chiamata, invece, e con un sorriso si è messa in mezzo a noi. Perché NOmattatoio non inveisce contro chi mangia animali, ma vuole far capire le ragioni per cui è sbagliato mangiarli e solo accogliendo e dando l’esempio di una maniera nonviolenta di stare al mondo si possono instillare dubbi e riflessioni.

Percorrendo il breve tragitto che dal piazzale Pino Pascali, intorno al quale ci posizioniamo, arriva proprio davanti ai cancelli del mattatoio, abbiamo incrociato gli occhi di altri animali sfruttati: le prostitute che attendono i clienti sulla Palmiro Togliatti. Molte di loro leggono i nostri volantini e ci supportano, una signora ci ha raccontato che porta sempre da mangiare a dei gattini randagi che stazionano lì nei pressi e siamo rimaste toccate dalla gentilezza dei suoi occhi e gesti. Sentiamo ed esprimiamo solidarietà a tutti gli sfruttati e considerati, a torto - dalla società perbenista e borghese – dei reietti.

Finché non capiremo che siamo tutti animali e che finché anche un solo individuo resterà in gabbia – simbolica o reale che sia -  nessuno potrà dirsi veramente libero e non ci potrà essere speranza per una società migliore.

Cogliamo l’occasione per annunciare che il prossimo presidio ci sarà il 19 settembre, di mattina questa volta, dalle 10 alle 13. Presto verrà pubblicato su Facebook.

 Grazie a tutti per il sostegno e la partecipazione continui.

 

 

 

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